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Monti Amerini

Flora dei Monti Amerini, parte 1

La flora dei Monti Amerini è molto varia e fra le diverse specie ve ne sono alcune in uso nelle pratiche erboristiche. Esistono diversi modi di usare le piante a scopo terapeutico e l’approccio erboristico si differenzia notevolmente dall’approccio farmaceutico, omeopatico e fitoterapico.

L’erborista ha in primis una visione più olistica: anziché concentrarsi direttamente il sintomo, cerca di identificarne la causa e utilizza le piante per migliorare il benessere generale dell’individuo, rinforzare l’organismo, correggere le funzioni alterate o stimolarne altre. Il concetto di base è quello di “preparazione del terreno”: migliorando la funzionalità generale del corpo, per esempio attraverso la depurazione o la stimolazione delle funzioni renali, epatiche, circolatorie, intestinali e così via, viene stimolata la capacità di guarigione del corpo. Si punta quindi a una condizione di benessere a lungo termine e non alla cura della malattia in sé.

Un’altra caratteristica distintiva dell’erboristeria è l’assenza di titolazione del principio attivo. In erboristeria si presuppone una “sinergia” tra i diversi principi attivi di una pianta o di più piante. L’erborista si avvale di preparazioni (per esempio tinture, idroliti, gemmoderivati, sciroppi, oleoliti), in cui, a differenza della farmacia o della fitoterapia razionale, manca una standardizzazione dei costituenti.

L’omeopatia invece si basa sul concetto “il simile cura il simile” e impiega prodotti altamente diluiti, molti dei quali risulterebbero tossici se usati in dosi allopatiche. Si basa anch’essa su una visione olistica e sull’integrazione della salute fisica, emozionale e psichica.

Fabaceae

Ginestra (Spartium junceum)

Ginestra (Spartium junceum)

Ginestra (Spartium junceum)

La ginestra comune/odorosa è una pianta arbustiva caratterizzata da un fusto molto ramificato, foglie lanceolate e da fiori molto profumati ermafroditi. Dal fusto si ricava una fibra tessile per la produzione di corde e tessuti; in agricoltura il suo stelo viene utilizzato per fissare viti e piante di pomodoro a dei supporti. Il termine junceum deriva infatti dal latino juncere, vale a dire “legare”.

La droga è rappresentata dalle sommità fiorite e contiene un alcaloide molto potente, la sparteina, contenuta prevalentemente sulle foglie con una potente azione cardiotonica, nonché diuretica. Contiene inoltre una resina chiamata ossitiramina che ha un’azione vasocostrittrice. È pertanto ritenuta una specie officinale tossica.

 

 

Rosaceae

Biancospino comune (Crataegus monogyna)

Biancospino comune (Crataegus monogyna)

Biancospino comune (Crataegus monogyna)

Arbusto cespuglioso a fogliame deciduo, alto in genere 2-5 m, ma che può raggiungere anche i 12 metri. I ramoscelli sono di colore bruno-rossastro con spine aguzze. Le foglie, caduche, presentano il picciolo e hanno un colore verde brillante nella pagina superiore. I fiori sono profumati e di colore bianco-rossastro sono riuniti in corimbi (tipo di infiorescenza in cui i fiori risultano a pari livello in quanto portati da peduncoli che si diramano da uno stesso asse ad altezze diverse). I frutti sono in realtà delle drupe perché derivano dall’accrescimento del ricettacolo fiorale e non da quello dell’ dell’ovario. Sono rosse e carnose, grandi 7-10 mm.

Usi officinali: la droga è rappresentata dai fiori (si raccolgono a marzo/aprile) e dai frutti (si raccolgono a settembre-ottobre). Contiene un glucoside chiamato crategina attivo sui vasi e sul cuore, derivati flavonici e sapogenine. Ha un’azione sedativa, regolatrice della pressione arteriosa e antispasmodica. È una pianta da usare con cautela perché può ridurre sensibilmente i battiti cardiaci.

Rosa canina

Rosa canina

Rosa canina

Deve il nome “canina” a Plinio il Vecchio, che nel suo Naturalis Historia descrive la guarigione di un soldato malato di rabbia grazie a un decotto a base di questa pianta. È un arbusto cespuglioso e spinoso. I fiori si trovano su peduncoli glabri e presentano 5 sepali e 5 petali bianchi o rosati. I frutti (che sono in realtà “falsi frutti”) sono detti “cinorroidi” e contengono diversi acheni duri. Quando raggiungono la piena maturazione, in autunno, sono di colore rosso vivo. È una pianta molto interessante dal punto di vista erboristico: nei petali si trovano tannini, acidi organici, resine e oli essenziali, mentre i cinorrodi, oltre a flavonoidi e carotenoidi, contengono una grande quantità di vitamina C.

Per via della presenza dei tannini viene usata come astringente intestinale, antidiarroico e antinfiammatorio, mentre la forte presenza di vitamina C (50-100 volte superiore agli agrumi), unita all’azione antiossidante dei bioflavonoidi, conferisce alla pianta buone proprietà immonomodulanti, vitaminizzanti e toniche.

Praterie

Euphorbiaceae

Euforbia calenzuola (Euphorbia helioscopia)

Euforbia calenzuola (Euphorbia helioscopia)

Euforbia calenzuola (Euphorbia helioscopia)

Pianta annuale erbacea con fusti robusti di colore rosso e fiori che formano un’infiorescenza a ombrella composta da 5 rami, detti “ciazio” (coppa da spumante), ognuno dei quali è composto da un involucro di 5 brattee glabre verdastre fuse a forma campanulata. Al suo interno ci sono fiori maschili e femminili. Nei fiori sono presenti delle ghiandole profumate che attirano gli insetti. Questa piatta emette un lattice biancastro urticante. L’etimologia del nome è ancora poco chiara ed esistono diverse ipotesi: secondo quanto riferisce Plinio il Vecchio, il nome deriverebbe dal medico Euforbio del re Giuba II, mentre secondo altri potrebbe essere un termine composto da “eu” (= buono) e “phorbe”, (= pascolo o da foraggio). Il termine “heliscopia” sembrerebbe invece derivare da “helios” = sole e “skopein” = guardare, per via del fatto che le infiorescenze sono rivolte verso il sole. Nella zona dei Monti amerini viene chiamata in dialetto “turtumaio”, che indica forse un liquido velenoso.

Usi officinali: tutte le Euforbie sono velenose, il lattice contiene sostanze tossiche come euforbina e saponine. Nella tradizione popolare venivano usate come purgante e antielmintico, tuttavia l’uso interno è fortemente sconsigliato. Alcuni riportano che veniva usato come caglio vegetale. Nell’antico trattato di chimica di J. J. Bezelius si legge che “[…] alcune euforbie e la graziola rendono il latte purgativo]” Per uso esterno, invece, il lattice può essere usato per eliminare calli, porri e verruche. Ne va usata una piccola quantità direttamente sulla parte interessata, facendo attenzione a non distribuirla nelle parti circostanti. Le euforbie trovano impiego in omeopatia (Euphorbium compositum) come medicamento contro la rinite.

Polygonaceae

Romice crespo (Rumex crispus)

Romice

Romice

Pianta erbacea perenne con un grosso rizoma fusiforme e in genere lignificato. Ha un fusto cilindrico di colore rosso, che tende a ramificarsi alla sommità. Le foglie basali sono riunite in una rosetta. L’infiorescenza si configura come una pannocchia fogliosa. Questa pianta è molto diffusa in tutto il territorio, e spesso è infestante.

Usi officinali: secondo la teoria della signatura, poiché il fusto di colore rosso ricorda i vasi sanguigni, la pianta avrebbe un effetto benefico su sangue e apparato circolatorio. Ciò trova un effettivo riscontro nella realtà perché il rizoma del romice contiene ferro organico. Viene quindi impiegato come antianemico, eritropoietico, tonico/immunostimolante. Contiene inoltre vitamina A e C, olio essenziale, fitosteroli, tannini, acido crisofanico. Le foglie vengono usate per fare cataplasmi contro eruzioni cutanee. Le foglie giovani sono invece apprezzate in cucina e usate in zuppe e minestre o bollite.

 

 

 

Papaveracee

Fumaria officinalis

Fumaria officinalis

Fumaria officinalis

Pianta annuale erbacea con fusti ramificati piuttosto gracili di colore verde spesso con sfumature roseo-porporine. Le foglie sono glabre e sfilacciate e i fiori sono raccolti in infiorescenze terminali racemose. Hanno 4 petali dei quali i 2 più interni sono oblunghi e saldati tra loro all’apice. È una pianta molto comune dal mare alla regione submontana. Il nome deriva dal termine latino “fumus” = fumo, che si riferisce forse all’aspetto nebuloso delle foglie, grigio verdi o forse a un fumo irritante che produrrebbe quando bruciata.

Usi officinali: la droga si trova nelle sommità fiorite, che si raccolgono a marzo-aprile. Contiene alcaloidei del gruppo della berberina e della protopina, fra cui la fumarina e l’acido fumarico. Contiene inoltre flavonoidi, sostanze amare e tannini. Trova impiego come antipletorico (iperglobulia e iperviscosità sanguigna) e depurativo cutaneo, regolatore del flusso biliare. Ha inoltre proprietà lievemente diuretiche e lassative. Gli alcaloidi in essa contenuti invertono la loro attività a seconda del dosaggio e della durata del trattamento: in piccole dose hanno un’azione stimolante mentre in alte dose un’azione deprimente, soprattutto a carico del sistema circolatorio e respiratorio.

Prateria post-colturale

Lamiaceae

Rosmarino (Rosmarinus officinalis)

Rosmarino (Rosmarinus officinalis)

Rosmarino (Rosmarinus officinalis)

È un arbusto sempreverde, alto da 60 cm 2 metri, che emana un forte odore canforato. Cresce spontaneo in alcune regioni mediterranee, ma in quest’area pre-appenninica viene in genere coltivato. La droga è rappresentata dalle foglie. Contiene olio essenziale (contiene principalmente borneolo), acetato di bornile, pinene, canfene, canfora, tannino, un saponoside acido, acidi organici e una sostanza amara.

Usi officinali: è uno stimolante generale, ma in particolar modo epatobiliare, con funzione colagoga e colaretica, protettore della cellula epatica, specifico nelle affezione epatiche e biliari. Ha inoltre proprietà emmenagoghe e stomachiche.

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