Costruzione_Carbonaia
Monti Amerini

Antichi mestieri sui Monti Amerini: la cottura del carbone (1/4)

Antichi mestieri sui Monti Amerini: la cottura del carbone (1/4)

Le Carbonaie sui Monti Amerini e il mestiere del carbonaio
La pratica antichissima della “cottura” del carbone sui Monti Amerini è ormai un’attività quasi totalmente scomparsa, ma in passato i carbonai erano una presenza abituale nei nostri boschi. Durante i nostri trekking ci capita di vedere moltissimi stazzi con i resti delle carbonaie, e a volte ancora si trova un pò di carbone.
I carbonai erano figure semi-nomadi, che passavano gran parte della loro vita sui monti, avevano il fascino ed il mistero di chi conosceva e governava tutti i segreti del bosco. Quel bosco che, se oggi sembra chiedere rispetto, fino a pochi decenni fa incuteva ancora paura.

Vedere le carbonaie in funzione aveva un qualcosa di magico: era come se i monti contenessero tanti vulcani attivi, con l’odore acre del fumo che usciva denso dalla loro superficie. E i carbonai erano i sacerdoti del bosco, in grado, con le loro arti, di comandare il fuoco, fermando la combustione, arrestando la dissoluzione in cenere del legno e donandogli una superficie ornata da riflessi lucenti.

Oggi è ancora possibile trovare qualche vecchio carbonaio in grado di raccontarci i segreti di questo mestiere. Ma se il sapere tecnico può sopravvivere ed essere trasmesso, è invece irrimediabilmente scomparsa la realtà socio-culturale in cui i carbonai hanno operato per secoli, travolta dal progresso tecnologico e dai processi di trasformazione sociale del nostro Paese. I ricordi degli ultimi carbonai ci parlano di un mondo ormai superato e dissolto, che possiamo conoscere e rivivere solo attraverso la memoria e la testimonianza di chi ne è stato il protagonista.

Nei nostri boschi sui Monti Amerini, accanto ai carbonai del posto, lavoravano anche delle squadre che venivano da fuori, soprattutto dalla Toscana e dall’Abruzzo. Quando si attuava una rigida divisione del lavoro i carbonari giungevano nel bosco dopo che gli alberi erano stati abbattuti e la legna disposta sulla piazza. In altri casi, però, erano loro stessi a dover provvedere a queste operazioni preliminari. Arrivati a destinazione i carbonai dovevano prima di tutto costruire la cappanna, indispensabile punto di riferimento dove poter cucinare, riposare e custodire tutto il necessario. La baracca veniva preparata piantando, come sostegni principali, dei pali di legno sui quali si appoggiava orizzontalmente un trave che costituiva il culmine del tetto; quindi si fissavano sui fianchi dei palétti più piccoli. Spesso i carbonai portavano con loro anche le famiglie ed in tal caso ogni nucleo preparava una piccola capanna autonoma, in modo da poter vivere con una certa indipendenza. Quando invece i carbonai erano da soli si edificava un’unica capanna per tutta la squadra.
All’interno delle baracche venivano preparati dei ripiani leggermente rialzati da terra (le ramazzòle) sui quali si dormiva.

Durante le prime fasi del lavoro non era necessaria la presenza nel bosco nelle ore notturne, perciò la gente dei dintorni preferiva spesso tornare a dormire a casa propria, magari percorrendo molti chilometri ogni giorno, anziché restare nella capanna. Chi invece era originario di luoghi lontani era costretto a dormire nel bosco o presso i contadini della zona, che mettevano a loro disposizione le stanze non utilizzate, i magazzini, le stalle ed i fienili. Quando però le carbonaie venivano accese era necessario effettuare un controllo pressoché costante. Era quindi indispensabile dormire nella capanna nei pressi delle carbonaie, per verificare ad intervalli ben determinati l’andamento del lavoro.
Va detto, poi, che la capanna rappresentava un punto di appoggio fondamentale, dove i carbonai custodivano tutto ciò che serviva alla permanenza nel bosco, dagli attrezzi per lavorare agli utensili per la cucina ed ai pochi oggetti per provvedere alla cura della persona. Uno degli aspetti più difficili da gestire era la scarsità d’acqua.

Sui monti amerini, purtroppo, non era agevole trovare delle sorgenti o delle pozze cui attingere tale preziosa risorsa, che spesso doveva quindi essere trasportata da lontano e conservata in appositi recipienti. L’acqua, infatti, veniva utilizzata per raffreddare o spegnere il carbone e la carbonella, ma era anche indispensabile per cucinare e per lavarsi almeno il viso e le mani.

Testo tratto da:
“Le voci della memoria. Viaggio da Amelia a Baschi tra parole e cose di ieri”
Sabrina Zappetta

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